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Otto marzo 2019 | Al di là delle origini e del perché si festeggi

Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale

(...) Il 16 dicembre 1977, con la risoluzione 32/142 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite propose a ogni paese, 
nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, di dichiarare un giorno all'anno 
"Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale" 
("United Nations Day for Women's Rights and International Peace") e di comunicare la decisione presa al Segretario generale. 
Adottando questa risoluzione, l'Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace 
e riconobbe l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare 
gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese. 
L'8 marzo, che già veniva festeggiato in diversi paesi, fu scelta come la data ufficiale da molte nazioni.(...)

Fonte Wikipedia

 

Al di là delle origini e del perché si festeggi l’otto marzo, al di là di ogni personale pensiero e legittima opinione, ripartendo dal senso ufficiale, attribuito a questo giorno dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel 1977, "l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione", ci piace l'idea in base alla quale, si riparta tutti assieme da un giorno almeno dell’anno, durante il quale equiparare ai tanti pensieri del nostro quotidiano, anche quelli riguardanti diritti, equità e pace di tutti. Equiparare “gli altri” a “noi”.

Disparità sociali, diseguaglianze retributive, sessismo, violenze fisiche e psicologiche sono ancora le grandi piaghe dei nostri tempi, del nostro paese, delle nostre città, nonostante l’accesso alla cultura oggi, sia molto più facile rispetto anche a solo pochi anni fa.

L’accesso all’informazione, alla stampa, alla scuola, la comunicazione dei media in genere, fino ad arrivare a oggi, col suo web sempre a portata di dita, avrebbero dovuto già da tempo, trovare cure definitive per rimarginare e chiudere tali piaghe, su tutte l’ignoranza, capofila di tutto quanto non vada negli equilibri tra le persone.

Ancora non succede, ancora non ci riusciamo. Serve quindi l’otto marzo? Basta indire “una festa delle donne” per porre rimedio ai tanti problemi di questa società? A nostro avviso, al di là di una data sul calendario, di un nome da topic trend per una settimana sui social, sì. Occorre dare fisicità di quando in quando ai pensieri, agli ideali. Serve ricordare che l’idea è solo una faccia della medaglia, l’altra è intarsiata di fatti, di gesti, di fatica, impegno, concretezza.

Per questo noi, crediamo di sì. Così come crediamo non siano più i tempi in cui dire “auguri” l’otto marzo, sia sufficiente, così come non abbiamo mai creduto fosse “limitante”, “discriminatorio”, “sessista” o “sbagliato” un tempo. Un augurio è sempre sperare. Ma non può bastare un’intenzione. Serve “fare”. Ognuno di noi, siamo convinti, sa anche esattamente cosa e come, da dove partire. O continuare.

Il viaggio verso gli altri parte da noi stessi.

Partiamo da noi quindi. Ognuno di noi, da ciascuno di noi. Pretendiamo parità sociali, uguaglianze in ogni aspetto del nostro vissuto. Pretendiamolo a prescindere per chi siano indirizzati: che fosse per uno sconosciuto, un conoscente, un amico, una familiare, quanto fossero da ottenere per sé stessi.

Prendiamo l’otto marzo quindi, non solo come una festa, per quanto di uguaglianze, ma anche quale momento di legittimo rifiato, una giornata durante la quale festeggiare i traguardi raggiunti ma anche per fare la conta di quelli mancati e soprattutto trovare ulteriore slancio per continuare a tenere ben presenti quelli ancora da perseguire. Diciamoci pure ad alta voce “auguri” se questo ci aiuta a riassumere tutto ciò, se dentro a tale “auguri” riusciamo a stipare la consapevolezza che a profondere una gran parte di tutto questo impegno siamo noi donne, da sempre, com’è giusto che sia, vero, ma anche come non sempre ci viene riconosciuto. E questo va detto e tenuto presente sempre, otto marzo incluso.

Auguri quindi, a tutti: a noi, a chi legga, a chi si trovi d’accordo e a chi no.

Ma su tutti auguri a coloro che ci credono.

 

 

A Pam, Desi e a tutte le donne uccise ogni 72 ore,

in Italia, nel 2018.  

Otto marzo 2019 | Al di là delle origini e del perché si festeggi

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